IL CASTELLO DI GIOIA SANNITICA





Quando i Normanni nell'XI secolo d.C. giunsero nell'Italia meridionale, vennero costruiti molti castelli e sono presenti varie testimonianze di ciò nel nostro territorio: il castello di Gioia Sannitica è, infatti, un castello di epoca normanna.
Prima dell'anno mille i castelli avevano solo scopo di difesa e di accampamento militare, mentre i Normanni diedero ai castelli lo scopo di proteggere e delineare i confini dei loro possedimenti e molte altre funzioni, come il controllo economico-sociale. I castelli si presentarono come villaggi fortificati e costruiti su colline o alture.
Il castello di Gioia Sannitica venne costruito probabilmente da un feudatario alla fine dell'XI secolo a.C.
Nel 1394 ci fu un terremoto che distrusse alcune stanze del castello, rimasero solo alcune parti tra cui qualche resto della chiesa di San Salvatore, la torre mastia, l'edificio fortificato, la cisterna ipogea, la torre a puntone, l'ingresso, la torre semicircolare, la porta secondaria, il nucleo abitato fortificato e infine il sentiero.
Dopo il terremoto e dopo un lungo periodo di pestilenza, il borgo pian piano si spopolò e fu lentamente abbandonato.
Subito dopo il terremoto del 1394 il feudo di Gioia fu assegnato a Onorato Gaetani conte di Fondi nel XV secolo.
Dopo Giovanni Nicola Gaetani, ci fu Ugo Villaluno uno spagnolo che prese per un periodo il castello.
LA STRUTTURA DEL CASTELLO
Le torri del castello sono a becco d'aquila e semicircolari. Il "mastio" o "maschio" è la torre principale, che può essere vista anche dai piedi del monte. Le pietre utilizzate per costruire le mura e le torri sono in pietre calcaree tenute unite dalla malta. Le mura di cortina proteggono il castello dal mondo circostante, spesso sono interrotte dalle torri.
L'ingresso del borgo non è fiancheggiato da torri come spesso avviene, ma invece delle torri c'è una rientranza nel muro che proteggeva il popolo dagli aggressori.
Verso est c'è un'area priva di case, si dice che quest'area era una trappola per gli assalitori.
ERBANINA
Il castello di Gioia Sannitica accoglie una delle storie più affascinanti di tutta la Campania, possiamo descriverla come una leggenda interessante ma allo stesso tempo molto inquietante.
È una leggenda a cui non tutti credono più, ma molti comunque continuano a raccontarla.
Erbanina era una giovane ragazza, sposata con il feudatario di nome Ugo Villaluno. La leggenda racconta che essa aveva un piccolo segreto: era, infatti, una janara e dedicava il suo tempo a creare e a sperimentare pozioni e unguenti magici; tra questi c'era quello che usava per volare: si cospargeva di questo unguento e pronunciava la formula magica "unguento, unguento mannammello alla noce di Benevento, sotto l'acqua sotto il vento sotto ogni maletiempo" dopo la formula iniziava a volare e raggiungeva la noce di Benevento dove si riunivano tutte le Janare e svolgevano dei riti.
Quando il marito iniziò a sospettare che Erbanina fosse una strega, decise di sostituire l'unguento con della semplice sugna.
Giunto il successivo plenilunio, la strega iniziò a ricoprirsi con questo unguento che, non essendo altro che sugna, non le consentì di volare, pertanto la donna cadde giù dalla torre del castello e morì nel dirupo che circonda il castello e da cui ancora oggi si dice si senta riecheggiare il grido di Erbanina.
Questa leggenda nasconde forse una storia di suicidio o omicidio consumato nelle stanze del castello, come potremmo pensare dall'accusa di stregoneria ad una donna che probabilmente era solo stanca del marito-padrone.
["L'ipotesi più plausibile è che il cavaliere Villaluno, stanco della sua donna, abbia escogitato l'espediente dei riti magici per liberarsene" (cit. da "Gioia Sannitica, della città e del borgo", 2000)].
Alla storia di Erbanina tutt'oggi sono dedicate varie attività del territorio gioiese, come ad esempio la birra fabbricata dal birrificio Erbanina, oppure la festa organizzata dall'associazione "Duc in altum", dove ci si immerge nel bel pieno del medioevo mangiando, bevendo e sentendo canzoni medioevali.
LE JANARE
Le "janare" sono le cosiddette streghe: le "protagoniste" di quasi tutte le leggende del territorio beneventano.
Come già è stato accennato, le Janare si riunivano sotto la noce di Benevento per celebrare il sabbath e lì recitavano dei riti; ma durante la notte del martedì e venerdì si recavano nelle case dei cittadini e la loro visita non passava inosservata: ad esempio facevano le trecce ai cavalli, in modo che i padroni capissero che le janare erano passate. Ma i cittadini trovarono delle soluzioni alla visita delle janare, infatti ogni sera mettevano la scopa davanti alla porta d'ingresso e si dice che esse non potevano fare a meno di contare le setole della scopa prima di entrare nelle abitazioni, oppure un altro modo per evitare che entrassero era mettere del sale attorno alle porte.
